sabato 3 maggio 2014

Ansia da viaggio

Ieri è stato il compleanno di mia sorella e cosa le ho regalato? Una collana, una torta e la visione di me in lacrime per una crisi d'ansia. Non era mia intenzione essere così egoista e rovinarle la festa, ma avevo mangiato un cibo proibito e la mia mente ha iniziato a viaggiare: oggi parto per la Francia con la scuola, verremo ospitati in coppia da alcune famiglie, ma non sono pronta. Non sono pronta a condividere la mia privacy, non sono pronta a mangiare in compagnia di altre persone che sicuramente mi romperanno le palle per le mie attitudini strane! E se una delle mie  crisi mi venisse lì in francia? Non ho un buon rapporto con la mia classe, di certo tutti inizierebbero a dire che sono sempre l'esagerata e la cattiva ed in effetti avranno anche ragione, ma non hanno idea di cosa ho dentro. Di certo non mi piace rovinarmi i momenti belli e passare costantemente giornate di merda, ma non riesco a controllarlo.
Vorrei che tutto fosse diverso.. Voi come reagite sapendo di dover condividere le vostre abitudini giornaliere?

"How can you stay outside? There's a beautiful mess inside"
Peace,
Dana

giovedì 1 maggio 2014

Ricordi agrodolci: il mio amore per le ossa.

Mi guardo allo specchio, non mi piace per nulla quel riflesso, eppure sono io. Non c'è più un accenno di spazio tra le gambe, le mie braccia enormi mi danno una forma ancora più strana, la pancia e i fianchi vanno oltre il bordo dei pantaloni, i seni sono gonfi e strabordanti. Nemmeno l'ombra di un osso, mi guardo il polso, lo cerchio con l'altra mano, prima non facevo fatica a far toccare le dita, ora ho il polso così spesso che quasi non si toccano più. Mi tocco il petto ed il bacino...E' proprio vero, non ci sono più le mie ossa. Ricordo che quest'estate ogni tanto mi stendevo sul letto e mi divertivo a toccare l'osso del bacino provando un piacere perverso. Probabilmente quando sarò uscita fuori dai miei problemi non avrò più questi pensieri, non penserò più a quanto mi mancano le mie ossa; ma adesso, mentre guardo allo specchio il riflesso di una persona che non sono più io, viaggio con la mente nei miei ricordi agrodolci e mi accorgo che il passato, per quanto non sia stato molto facile, mi manca.

giovedì 24 aprile 2014

Come ci si libera delle proprie paure?

Se fossi riuscita a seguire i miei piani, adesso sarei già dimagrita molto, anzi, forse non sarei nemmeno ingrassata. Lunedì ho una gara di ballo, le altre del mio gruppo sono tutte più magre e più belle di me, mi sentirò di sicuro umiliata. Mi sforzo di pensare che non fa nulla, che devo focalizzarmi solo sul risolvere il mio problema, così potrò dimagrire e tornare carina, ma purtroppo questo non mi fa stare meglio per il momento. Come se non bastasse, lunedì è proprio il giorno in cui ricomincia tutto, finiscono le vacanze e non ci sarà più nessuno a controllare che io non faccia cose sbagliate senza farmelo pesare. Non voglio promettere che non cederò e che sarò brava, perchè continuerei a pormi obiettivi illusori e utopici, ma continuerò ad impegnarmi nell'attesa di iniziare qualche incontro con un professionista. Ho una fottutissima paura, ma dopotutto ho detto di essere pronta a qualsiasi cosa e di essere consapevole che non sarebbe stato facile superare questa cosa, quindi nonostante faccia molto male, devo essere forte e paziente.

Spesso mi sono chiesta come si vinca la paura. Una volta ho postato anche uno stato su facebook chiedendo se ci fosse un modo per liberarsi dalle proprie paure ed ho ricevuto commenti abbastanza significativi. Un amico ha detto "diventando la tua paura", ma non fa al caso mio, perchè infondo io sono già la mia paura; un conoscente ha detto che è la razionalità a trionfare, se solo si vuole, questo è giustissimo, ma dopo le esperienze di questo devastante periodo passato tra la cucina e il bagno, ho capito che qui c'è tutto e niente di razionale. Una risposta che mi ha colpito è stata quella di una mia professoressa, che ha scritto in maiuscolo e in modo crudo "UCCIDENDOLE." Qui, mi sono fermata a ragionarci un po' di più, perchè in effetti il problema a questo punto sarebbe come uccidere le mie paure. Ho capito che è quello che ho sempre provato a fare, uccidere le mie paure vomitando, ma non ci sono riuscita: la forza delle mie paure è grande, così grande da non morire ma fortificarsi, così grande da iniziare ad uccidere me. Dunque il modo per uccidere la paura, sarebbe solo adottare il suo inverso, quindi farla fuori con il coraggio, con l'audacia e con la serenità.. Ma purtroppo queste sono cose che ho vomitato con tutto il resto e ora sto ancora tentando di farle rinascere in me. La risposta più significativa, me l'ha data, come al solito, mio fratello: evolvendo. Le paure fanno parte di ognuno di noi, crescono con noi, si alimentano perchè noi le alimentiamo, si rafforzano se noi cediamo; quindi se noi evolviamo, la paura evolverà con noi e da punto di debolezza, diventerà paradossalmente un punto di forza.
Detto ciò, vi invito a rifletterci un po' su. Come ci si libera delle proprie paure?



"Scriverò le mie paure, le mie preghiere su di un foglio che bianco come il latte scorre, sulle pagine di ciò che ho dentro. Non vuoi sapere se fuori c'è il sole o ancora un altro giorno di pioggia?.."

Per qualsiasi cosa, come sempre, il mio indirizzo e-mail è in altro a destra nel blog
fearless,
Dianne


mercoledì 23 aprile 2014

Non succede all'improvviso.

Sembra succedere quasi all'improvviso, ma s'infila dentro di te lentamente e silenziosamente...
Inizio a guardarmi allo specchio sempre più spesso, conosco tutti i minimi difetti del mio corpo e voglio distruggerli. Diminuisco i pasti, ma chissà quante calorie effettivamente ingerisco. Prendo a contare le calorie, è incredibile quanto sia facile assumere calorie, bisogna diminuirle! Non ho bisogno di così tanto cibo! Oggi niente più dolci, domani niente più pasta e pane, tra qualche giorno niente più carne, tra un mesetto niente più cibo. La bilancia è la mia amica fidata, quello che dice lei è giusto, prima o poi sullo schermo dove appare il peso vorò vedere scritto "perfezione". Qualsiasi cosa potrebbe far aumentare il mio peso, quindi meglio pesarmi ogni giorno più volte: mi sono appena svegliata, quanto peso?. Ho mangiato uno spicchio di mandarino, peso di più ora? Ho fatto sport, avrò perso peso? Ho bevuto un bicchiere d'acqua, incide sul peso? I chili scendono, ma non sono ancora felice, non mi vedo magra, non sono perfetta, non è abbastanza. Non è mai abbastanza. Spesso tocco le mie ossa che iniziano a sporgere, non so spiegare il lieve piacere che provo nel farlo.
Sembra succedere quasi all'improvviso, ma il tuo corpo pian piano si stanca di non essere ascoltato...
Il corpo inizia a ribellarsi, o forse è la mente? Inizio a mangiare. Diavolo! 400 calorie, oggi ho mangiato più di ieri, di sicuro il mio peso è aumentato! Che schifo. Inizio a pianificare le giornate, i digiuni e i pasti quasi inesistenti, ma la mente inizia a cedere. Così, piano piano, senza nemmeno accorgermene, ho iniziato ad abbuffarmi ogni tanto. Inizio a riprendere peso, tocco ancora le mie ossa, sperando di non ingrassare tanto da coprirle, impegnandomi per farle restare lì visibili agli altri.. Ma questi istinti di assumere cibo sono più forti del mio impegno. Mi abbuffo costantemente, cosa mi sta succedendo? Perchè non riesco a rispettare i miei piani? Mi rendo conto che quelle che prima chiamavo abbuffate, per cui mi pentivo andando in bagno a tentare di rimediare, non erano nulla. 800 calorie..900 calorie..1100 calorie... cosa conto a fare le calorie ormai, se non faccio altro che abbuffarmi? E' incedibile quanto riesca a mangiare.
Sembra succedere quasi all'improvviso, ma già bolle dentro di te e ti attende nei momenti deboli...
Eccomi reduce dell'ultima abbuffata, circa 1500 calorie in 20 minuti. Mi sento in colpa, ma la soluzione c'è, l'ho già adottata in precedenza, quando non ce n'era bisogno. Corro in bagno, non ci ho nemmeno pensato così tanto.. Vomito.. Avrò cacciato via tutto? Succede di nuovo il giorno dopo e i giorni seguenti, ma inizio a pensarci un po' di più, ci sono tante domande nella mia testa a cui non so dare risposta. Passano i mesi, ormai vomito più volte al giorno, ho imparato anche a farlo con meno rumori possibili. Questo problema mi blocca tutto: la scuola, le attività, le amicizie. Le persone attorno a me non immaginano quanta oscurità io nasconda dentro ed interpretano male la mia vita. Va tutto male, vorrei non essere mai nata. Ai denti che sanguinano quando li lavo o quando mordo qualcosa ci ho fatto l'abitudine. Anche al bruciore della gola dopo aver vomitato, al vomitare macchie di sangue e alle piccole cicatrici sulla mano ci ho fatto l'abitudine. La cosa a cui ancora non riesco ad adattarmi è il dolore. Piangere e sanguinare. Ogni volta che mi abbuffo e vomito, getto via un po' d'anima e di vita. Non so se ci sia qualcuno intorno a me in grado di capirmi, ma sono sull'orlo della disperazione. Mi sfogo su facebook, ma ovviamente cosa posso pretendere da un social network, se non persone che fraintendono? Mi sfogo sul mio diario, ma il dolore non si allevia. Ad un certo punto lo confesso anche a persone di fiducia, ma qualcuno scappa, qualcuno dopo un po' lo dimentica e qualcuno, non c'è da biasimare, non sa proprio cosa fare se non consigliarmi di farmi aiutare. Non posso dirlo ai miei genitori, loro non capiscono, si sentiranno in colpa e reagiranno male, voglio continuare a provare ad uscirne da sola. Passa altro tempo e non si risolve nulla, anzi, va sempre peggiorando. Basta. Racconto tutto a mio fratello, domani torna in città per le vacanze di Pasqua, lui è psicologo, è l'unico a casa che potrebbe capirmi e aiutarmi.
Sono pronta a tutto. Durante le vacanze di Pasqua ho avuto conversazioni difficilissime, prima con i miei fratelli, poi con mia sorella e poi, tutti insieme, con i miei genitori. Non so ancora cosa ne sarà di me quando le ferie saranno finite, forse andremo tutti in terapia familiare o forse mi porteranno in un centro per disturbi alimentari. Sono consapevole dei rischi, sono sarà facile e non deve essere facile: unsa soluzione semplice ad un problema complicato, probabilmente non è una soluzione.
Non succederà all'improvviso, ma prima o poi uscirò da questo inferno.

Questo è una sorta di modo per raccontarvi la mia storia fino a questo punto. Ora mi rivolgo direttamente a voi: ho condiviso questa cosa per vari motivi. Una delle finalità è quella di sfogarmi, nelle conversazioni difficili di queste ferie pasquali, mio fratello mi ha sempre spronata a parlare il più apertamente possibile, perchè è un modo per affrontare con maggiore forza il problema. Qui, vengo all'altro scopo: aiutare le persone che stanno soffrendo come me. Non ho ancora risolto i miei problemi, quindi ovviamente non dico di poter risolvere i vostri, ma penso che sarebbe utile aiutarci a vicenda a crescere ed evolvere per uscire da questo inferno, che nel mio caso adesso è la bulimia, ma potrebbe essere qualche altro disordine. Parlatene, non restate nella vostra fossa oscura, perchè continuerete a scavare anzichè vedere la luce.
Spero di aver innescato qualche piccolo meccanismo di evoluzione in voi.

Love, hope & be strong,
Dianne.

(Se avete bisogno di parlare, fare domande o cose simili, il mio indirizzo e-mail è in alto a destra nel blog)
 

domenica 20 aprile 2014

Speranza e pazienza: non è facile affrontare un d.c.a.

Ciao a tutte/i!
Chiamatemi "Dianne", per questione di privacy pubblicamente uso questo soprannome. Forse qualcuno già mi conosce nel campo dei blog sui disturbi alimentari, ne avevo uno che per un po' non ho usato e che chiuderò a breve. Per chi si ricorda di me come la ragazza che puntava a mangiare quanto meno o comunque a non mangiare, vi avverto che sono qui in veste un po' diversa; il mio obiettivo di dimagrire non è cambiato - soprattutto perchè sono ingrassata- ma ora come ora, la mia volontà è quella di guarire: i miei complessi hanno preso potere su di me e la bulimia mi sta divorando sempre di più.

Il motivo per cui mi cimento di nuovo nella gestione di un blog è di condividere la mia esperienza sia per sfogarmi, sia per fare forza a chi, come me, soffre moltissimo ogni giorno per un disturbo alimentare. Dunque sia chiaro che questo non è un blog pro-ana/pro-mia, qui condivido solo pensieri ed esperienze e ovviamente chiunque è libero di leggere e commentare o, nel caso non sia d'accordo con alcune cose, uscire dal mio blog senza recarmi fastidio.

I post veri e propri, inizierò a scriverli in un altro momento, per ora rivolgo un piccolo pensiero a chi soffre per motivi simili ai miei: Quello che si prova in questi casi è un dolore terribile e spesso incomprensibile. Io ne ho parlato solo in questi giorni, dopo un bel po' di tempo, con la mia famiglia e, nonostante io senta la paura come appiccicata alla mia pelle, sono abbastanza fiera passo che ho fatto, perchè con tempo e impegno, avrò le possibilità di uscire da questo inferno. Non è facile e non lo sarà ancora per un po' di tempo, ma ho sprecato tempo fino ad ora tra la cucina e il bagno, quindi fare qualcosa di concreto non sarà altro che recuperare il tempo che ho scaricato nel cesso. Detto ciò, vi dedico una canzone, con la speranza di donarvi un briciolo di speranza.
 Ok, è un testo d'amore, ma letta in chiave più generale si può intendere come una strada verso un obiettivo qualsiasi che dobbiamo raggiungere, e poi pensandoci amare è ciò che dovremmo imparare a fare, ma un amore verso noi stessi. Di certo non è facile e a volte sembra quasi impossibile, ma con un po' di pazienza da qualche parte si troverà la luce.




"..A volte mi viene l'ansia
Ma non posso accelerare il tempo  
Però lo sai, amore, che c'è ancora una cosa da considerare
Non avere fretta, donna
Le cose si sistemeranno
Se avremo un po' di pazienza
Dai tempo al tempo tesoro
E le luci brilleranno.."





Per chiunque abbia bisogno di parlare o abbia voglia di condividere (pubblicamente o privatamente) la propria esperienza, trovate la mia e-mail in alto a destra
Hope&Patience,
Dianne